sabato 29 gennaio 2011

Una politica culturale per Bolgheri: dal punto di vista dei produttori del vino.

Tra le tante cose dette da Angelo Gaia nella sua conferenza due cose sono state per me molto illuminanti. Il confine tra marchio e doc, territori che alle volte si toccano, coincidono in qualche parte, ma sostanzialmente sono due mondi paralleli, convergenti in un'unica direzione, mai in conflitto, se si hanno ben chiari i confini. Il marchio protegge "il savoir faire" del produttore, la doc protegge il territorio nei suoi valori e particolarità. Quindi mentre il marchio è un bene privato, la doc è un bene comune che tutti hanno interesse a proteggere e sviluppare.
Ha poi  mostrato come nelle Langhe interpretano il concetto di territorio. Mi sembra che noi lo vediamo come un sinonimo di terroir, un bellissimo terroir, ma sempre un terroir, fatto di composizione dei terreni, esposizione, climi e microclimi, invece per loro il terroir è un concetto dato per scontato, mentre il territorio diventa un luogo con la sua storia politico sociale (liberismo, Cavour...), ma soprattutto abitato da uomini  qualcuno scrittore (Pavese e Fenoglio) e tanti giocatori capaci di giocarsi in una notte casa e famiglia, questi uomini sono quelli che oggi producono barolo e barbaresco.

Particolare del territorio di Bolgheri.
Podere dei Musi.

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